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venerdì 7 aprile 2017

Recensione: "SteamBros Investigations - L'armonia dell'imperfetto di Alastor Maverick e L.A. Mely



Trama

Il mondo è dominato dalla meraviglia dei motori a vapore e delle macchine elettriche. La gloria e il lusso appartengono ai ricchi e ai potenti che lasciano le classi meno abbienti a vivere nella miseria. In questo miasma di fumo e carbone emergono le menti più brillanti, siano esse volte al crimine o alla giustizia. Nicholas e Melinda Hoyt sono due investigatori privati, schierati al servizio della giustizia, fondatori dell'agenzia "Hoyt Brothers Investigations". Quando un apparente caso di suicidio porta a galla frammenti del loro passato, solo una grande dose di fortuna, intelligenza e vapore potrà far emergere la verità e salvargli al vita.


Recensione

Nessun dettaglio è posto in tal punto a caso… Vi è sempre il destino a imporre la sua presenza.”

Già, il destino… noi quanto crediamo nel destino? Come funziona, bè, lo sappiamo tutti. Eppure quanto siamo consapevoli che gli eventi, siano essi felici o tristi, possono modellare la nostra vita?
Nicholas e Melinda l’hanno capito, e da un passato duro sono riusciti a tirar fuori qualcosa di buono, anzi buonissimo. In primis loro stessi: due fratelli che nonostante la giovane età hanno preso in mano le redini della propria vita e, cavalcando il loro fedele Sidecar, si sono costruiti un futuro ricco di emozioni e di sorprese, anche se non mancheranno i ricordi dolorosi. Sì, perché per quanto il destino possa stravolgerti la vita, i ricordi non cambieranno mai.
Voglio partire col presentare queste due incantevoli creature, molto diverse tra loro pur riuscendo a formare un mix perfetto, nate dalla fantasia di Alastor e Mely.
Lei, Melinda, un personaggio femminile che personalmente ho adorato, una ragazza cresciuta troppo in fretta e con una ferita che la accompagna dall’infanzia e che non si rimargina, un maschiaccio sotto forma di tipetto peperino che con la sua parlantina non perde l’occasione di punzecchiare tutti quelli che le capitano a tiro.

Era una ragazza riflessiva, una grande osservatrice. La sua allenata fovea poteva cogliere piccolissime imperfezioni anche solo con uno sguardo distratto.”

Lui, Nicholas, amante della bella vita, debole nei confronti del sesso femminile e in balia dei pensieri che non teme di nascondere. L’unico a saper gestire lo tsunami di sua sorella.

Nicholas, invece, era un matematico. […] calcolava le probabilità, confrontava quelle che all’apparenza erano mere coincidenze ed era in grado di trarne un risultato certo.”

Insieme sono gli investigatori perfetti: state pur certi che se prendono a cuore un caso, niente e nessuno li fermerà finché non avranno raggiunto la soluzione.
Ed è proprio a causa della loro curiosità viscerale che si imbattono nell’omicidio di Lord Bamminton e, di conseguenza, nel capitano Morris, che contrariamente a loro si ferma ad esaminare la superficie e ad archiviare i casi con molta semplicità.
Inizia così la vera essenza di “SteamBros Investigations”. Ovviamente non posso raccontare altro sulla trama, non posso rischiare di svelare i loro ragionamenti, le loro indagini e la goduria di arrivare alla fine cercando di risolvere il caso insieme a loro…
Posso però parlarvi di quello che è il contorno della storia, ovvero lo Steampunk. É ambientato nell’epoca Vittoriana, con l’aggiunta di meccanismi elettrici o a vapore. Immaginate di trovarvi in un periodo ristretto a livello tecnologico, e piazzateci gli oggetti più impensabili per risolvere alcune problematiche e rendere più agevole la vita. Per quanto possa essere assurdo risulta dannatamente reale: gli autori riescono a descrivere gli oggetti con una semplicità tale da farvi desiderare di poterli tenere tra le mani, di poterli immaginare e dar fondo alla fantasia potendoli ricreare.
Ovviamente il primo capitolo di questa serie è del tutto introduttivo al genere Steampunk, ci sono piccoli accorgimenti studiati per non far catapultare il lettore con un salto nel vuoto in questo nuovo mondo, altrimenti si rischierebbe di creare confusione.

La porta era montata su due guide a cui erano fissati pistoni idraulici che avevano il compito di aprirla e chiuderla. Al posto della toppa vi era un meccanismo che, azionato grazie alla chiave, faceva partire il motore a vapore che dava energia a tutto.”

Scritto in maniera impeccabile con una terminologia adatta al periodo storico e ai personaggi, con un pizzico di ironia che male non fa, SteamBros vi stupirà per la leggerezza e la fluidità con cui lo leggerete.
Detto ciò, non mi resta altro da fare che consigliarvi appassionatamente di farvi guidare da Alastor e Mely in questa nuova avventura perché vi assicuro che li amerete a tal punto da non desiderare altro se non di averli per amici e vivere nella realtà Steampunk da loro descritta.

Bravi ragazzi, scrivete in fretta il secondo romanzo perché ho bisogno di viaggiare ancora sul Sidecar di Nicholas e Melinda!  



Voto: 💥💥💥💥💥

domenica 2 aprile 2017

Recensione: "Verso le luci del Nord" di Alessia Savi


Trama

Sono passati vent’anni dal giorno del Grande Bagliore. Dave Higgles e Tamara Willson sono in viaggio verso Nord: la protezione che permette a Tamara di sfuggire a Barbero, Generale dell’Ira dei Sette Stati Infernali, si sta indebolendo. Quello che li aspetta al Monastero di Newberry Spring è qualcosa di più di un semplice caso di possessione e Sorella Magdalene viene esorcizzata dopo una violenta lotta. Dave e Tamara si rimettono in viaggio: raggiungere le Luci del Nord e liberarsi del Generale significa tornare a essere liberi. Magdalene, quando scopre la loro destinazione, non si fa scrupoli e li segue, decisa a ritrovare sua madre. La convivenza durante il viaggio tra le città-stato degli USA è difficile e i casi soprannaturali da risolvere si fanno sempre più pericolosi. Una bambina bionda popola i sogni di Magdalene, tra canti yoruba e suoni di tamburi lontani. Piange. Grida. E invoca aiuto. New Orleans li chiama. In un mondo in cui il Grande Bagliore ha spazzato via ogni cosa, la libertà sembra l’unico bene per cui valga la pena lottare. 

Recensione

Questo libro è una gran figata (passatemi il termine)! Un mix letale di generi che spaziano dal distopico al fantasy passando per l’horror. Insomma, non è il classico romanzo.
“…l’unica certezza che avevano era quella dell’istante in cui si aveva la possibilità di respirare una volta ancora.”

Un viaggio on the road, con una vecchia macchina, attraversando quel che rimane degli Stati Uniti d’America. Sì, perché l’ordine della Terra è stato sconvolto dal Grande Bagliore. Niente catastrofi naturali, semplicemente si sono scatenati tutti i demoni dell’inferno, che ora camminano tra gli esseri umani. E non sono i demoni a cui siamo abituati a pensare, i cosiddetti mostri, sono entità che si impossessano del corpo e della mente di alcune persone, diciamo “fragili”.
Bene, in tutto questo contesto, tra ambienti primordiali bui e inquietanti, ci sono due ragazzi: Tamara detta Tam e Dave. Sono riusciti a sopravvivere all’apocalisse spostandosi in continuazione, non avendo una fissa dimora e fidandosi l’uno dell’altra, sempre. Tam, un passato difficile con un potere straordinario, ma fonte di problemi, è una ragazza estremamente forte, coraggiosa, diffidente (molto) e con un gran cuore, seppellito nei meandri delle sue paure.

Gli uomini avevano paura del buio e della notte, come nel Medioevo. Tutti avevano paura di ciò che le tenebre nascondevano ma lei camminava accanto ai fantasmi che parlavano incessantemente. Avevo smesso di avere paura di qualsiasi cosa: non sarebbe mai stata sola.”

Dave è Dave. Anche lui con un passato non proprio felice dovuto a un padre-padrone che lo faceva sentire inutile e privo di carattere. Vive per un’unica cosa o, meglio, persona: Tam. In lei vede l’ingenuità della ragazzina sperduta, di una giovane donna con tante, troppe storie da raccontare e sa che dovrà proteggerla a ogni costo, dovesse costargli un braccio o persino la vita.
Tam e Dave sono cacciatori, e molto famosi. Cacciare i demoni significa trovare il luogo dove si trovano, scovare l’ospite, eseguire un esorcismo e sperare che vada tutto bene, riuscendo a salvare l’anima della persona vittima della possessione. Loro ci riescono quasi sempre e quel quasi è una nota dolente nella vita di Dave. Nel loro viaggio si imbattono in Magdalene, Maddie, una ragazza costretta dal padre a prendere i voti, rinchiusa in un convento dove prega tutto il giorno. Tutta la sua vita gira attorno a Dio, ha una fede potente e, per lei, Lui è l’unico essere degno di una vita di sacrifici.
Tutto questo però la rende molto ingenua, la porta a fidarsi ciecamente delle sue consorelle anche quando la sua migliore amica, Ancilla, cerca in tutti i modi di esortarla a non dare retta alle suore. Così, le sue amate sorelle si trasformeranno nel suo aguzzino; in un mondo dove Dio sembra essere scomparso, le suore non possono fare altro che scendere a patti con il demonio, usando Maddie.
Tam e Dave si fanno carico della giovane e proseguono il loro viaggio verso le “luci del nord” che nessuno sa bene cosa siano; sono un po’ come la speranza di una vita normale, come un’àncora che tiene la nave esattamente dov’è, anche in mezzo alla tempesta, e i nostri amici si affidano totalmente a questa meta, ma la strada non sarà tutta dritta e in discesa…
Il nostro trio dovrà fare un’altra tappa, prima di potersi fermare definitivamente: New Orleans, una della città più cupe e devastate di tutta l’America, ma anche una delle più popolate, che è inoltre il centro della storia.

Nasce tutto a New Orleans, di questo siamo certi. Quella città è votata alla santeria e Dio ce ne liberi quanto prima. O li tenga il più lontano possibile da noi e dalle nostre case.”

Qui conosciamo tantissimi altri personaggi, chi più importante e chi meno, ma sono tutti sulla stessa barca, tutti vogliono la stessa cosa: sopravvivere. Demoni, Stregoni, Anime erranti, Sciamani… chi si affida al Maligno, chi al Divino, chi combatte e chi soccombe, chi vive e chi muore. Il tutto in un insieme di lotte magiche, inquietanti, per scoprire… vi piacerebbe, eh!
È proprio questo il bello del libro, c’è un mondo dietro; quando pensi di aver capito la storia, l’autrice ci piazza il colpo di scena e non ti resta che proseguire nella lettura per trovare risposte a tutte le domande che nascono e, credetemi, saranno tante.
Si meriterebbe veramente 5 stelline, se non fosse per il fatto che ho riscontrato alcuni errori di grammatica e che, a tratti, ho trovato difficoltoso il cambio di focalizzazione del personaggio nella narrazione che è in terza persona.
Per il resto, Alessia, ha creato qualcosa di unico nel suo genere.
Verso le luci del Nord” non è adatto a tutti: ci sono scene violente (non a livello sessuale), tratta la religione e la fede. Se siete particolarmente sensibili a questi argomenti, non leggetelo.

La gamba cedette. Il rumore dell’osso tranciato in due risuonò secco e deciso lungo le navate deserte. Non sentì dolore, né la sua bocca emise un grido. Se non fosse stato per la presa che i rettili avevano su di lei, mollemente adagiati ai suoi piedi in un piedistallo di carne e squame, sarebbe caduta all’indietro. Uno dei due risalì rapido lungo il suo addome. La carne molle le scivolava addosso, gelida.”

Ma se, al contrario, siete di mentalità aperta e non vi spaventano i dubbi che potrebbero insinuarsi nella vostra mente, questo è il libro perfetto.

Per la prima volta, pensò a quanto Dio potesse essere crudele, se si dubitava di lui.”



Voto: 💥💥💥💥

Fonte: Romanticamente Fantasy

Recensione: "Dire Wolf" di Raffaella Grandi



Trama

A soli diciassette anni, Elisa sa bene di non passare inosservata. Piuttosto alta, carnagione chiara e vellutata, lunghi capelli scuri, ogni giorno apre i suoi diffidenti occhi da cerbiatta su un mondo che non le pare più lo stesso, da quando ha capito di essere diversa da chiunque altro. La sua vita fin troppo serena e tranquilla, è infatti da poco stata sconvolta dalla scoperta di avere il “dono” di vivere gli ultimi momenti di vita di persone che stanno per morire in un posto non lontano da lei. L’angoscia di non essere mai riuscita a salvare le vittime pesa enormemente sulla coscienza della giovane ragazza, che comincia a porsi parecchie domande. Da cosa deriva questo “dono”? Ma, soprattutto, chi è veramente lei? Cosa la rende tanto diversa dalle altre ragazze della sua età? Grazie all’amico di sempre Sam e ai luoghi della sua infanzia, la protagonista proverà a ripercorrere la storia d’amore dei suoi genitori per tentare di capire le sue origini, ma strada facendo scoprirà ben presto che le persone che ama di più le hanno nascosto molte cose… Soprattutto una realtà che di “reale” ha poco o niente.

Recensione

Come è possibile che due anime vagassero l’una alla disperata ricerca dell’altra e improvvisamente si riconoscessero in due corpi definiti al primo tocco?”

Dire Wolf è stata una piacevole scoperta. Da tempo non leggevo libri che trattassero di licantropi e, per questo motivo, era adagiato comodamente nell’ereader da un po’.
Il romanzo racconta le vicende di Elisa, diciassettenne un po’ “anomala”, solitaria e che combatte da tutta la vita con una sorta di Toxoplasmosi, o almeno così crede lei.
Da sempre accompagnata da una sorta di dono che le crea non pochi problemi, riesce a percepire con pochissimo anticipo la morte delle persone e, attraverso i loro occhi, vive l’evento come se a morire fosse lei. Un grosso peso, dunque, anche perché lei è impotente, non riuscendo a salvare i malcapitati.
La sua vita cambia radicalmente quando scopre che nei suoi geni c’è effettivamente qualcosa di diverso, ma sicuramente non è una malattia!
Lei ha il genoma W che appartiene alle donne discendenti dalla razza dei licantropi. E cosa può esserci di così tragico? Niente, a parte il fatto che finora ne è sempre stata tenuta all’oscuro dai suoi familiari e dagli amici più cari. Le hanno nascosto tutto, dalla sua nascita alla sua malattia, dalle sue stranezze ai suoi poteri: niente di peggio può capitare a una giovane adolescente.

Adesso avevo due sole certezze. La prima era che quasi niente era come appariva. La seconda era che la linea di demarcazione fra il bene e il male era così sottile e impalpabile da lasciare che l’uno si perdesse nell’altro, togliendomi così la rassicurante certezza di fare sempre la cosa più giusta e mettendo in dubbio tutto e tutti. Persino l’affetto delle persone che mi erano più care.”

Nella vita di Elisa fa parte Sam, un ragazzone prestante, di sicuri valori, da sempre innamorato di lei. Amore corrisposto, ma ovviamente tenuto segreto da entrambi.

So leggere nel suo sguardo quando è arrabbiata, quando è preoccupata, quando si sta preparando a tagliarmi le gambe con una battuta sarcastica, quando sta per crollare…”

Un bel giorno accade l’irreparabile: durante una visione, vede la morte di un uomo a causa di un grosso lupo nero e con un occhio solo, il Dire Wolf. Un essere spregevole, sadico, antico quanto il mondo, che ama nutrirsi di umani e lo fa in un modo abbastanza atroce.

Perché era me che Lui voleva…”

Inutile dirvi che da qui in avanti ci saranno tantissime scoperte, si conosceranno drammi, avventure e soprattutto la verità assoluta. Non posso raccontarvi di più perché la trama non lascia trapelare molto e di conseguenza non voglio rovinarvi la sorpresa.
Il romanzo, per una buona parte, è tutto incentrato sulla lenta scoperta di questa nuova vita e noi siamo pienamente coinvolti in tutti i risvolti e i drammi vissuti dalla protagonista. Siamo con lei quando si sente tradita dalle persone più care e quando capisce i sentimenti nei confronti di Sam; poi ancora quando incontra nuovi personaggi, uno su tutti Stephen, un lontano cugino che si rivelerà essere fondamentale per la sua esistenza; e infine siamo con lei quando combatte e affronta le sue paure più profonde. Insomma, l’autrice in questo è dannatamente brava. Non mancano persino le descrizioni minuziose degli scontri.
Una cosa però devo dirla: io sono una persona che adora il fantasy in tutte le sue sfumature e generalmente non amo leggere di drammi familiari perché la vita è già stata fin troppo dura con me, quindi quando leggo tendo a scappare dalla realtà e dai pensieri. Ciò non significa che sia una persona glaciale o che non comprenda le dinamiche della vita.
Credo che in questo romanzo l’autrice abbia voluto lasciare un segno nei suoi lettori, partendo dal tema dell’abbandono paterno con tutte le sensazioni che questo suscita in un figlio: dal senso di perdita al sentirsi indesiderato, non capendo il motivo di un tale atto, fino al pensiero costantemente rivolto al proprio genitore, nonostante le ferite che la sua scelta ha provocato, sperando che un giorno lui si presenti chiedendo scusa. Speranza che lascia il tempo che trova, ovviamente. Si passa poi alla riflessione su un uomo che padre biologico non è, ma che ha fatto di tutto affinché potesse essere presente per una ragazza che ha cresciuto come se fosse sua figlia.

Sai, quando è nata Ely, io ero così felice che fosse nato un esserino tanto dolce e vitale che avrebbe me e soltanto me come padre. So che è stato orribile anche solo averlo pensato per una frazione di secondo, me ne rendo conto… Eppure è stato bello, per un attimo, pensare che qualcuno potesse amarmi veramente, non essere una scelta di ripiego.”


Mi sono sempre trovata dall’altra parte della barricata senza mai chiedermi quali pensieri potessero passare per la testa di colui che, pur non essendo sangue del tuo sangue, non ti fa mai sentire diversa da lui. Ed è terribilmente emozionante. Ecco, ora penserete che io sia, diciamo un po’ troppo emotiva, ed è vero, lo sono un bel po’, ma non posso fare a meno di scriverlo perché, al di là della storia, un libro deve trasmettere emozioni. Poco importa che siano belle o brutte. A me ne ha trasmesse tante. Perciò non posso far altro che ringraziare Raffaella e consigliare assolutamente la sua opera. Un po’ folle, piena di persone che si amano e di lupi che…. sono lupi con la L maiuscola!


Voto: 💥💥💥💥💥

Fonte: Romanticamente Fantasy